La gioventù, il periodo della vita in cui prepari le valigie per entrare in quella dimensione che viene chiamata adolescenza, un periodo dove dovresti stare nella condizione di essere contento di aver raggiunto il traguardo della maggiore età, o almeno credevo. Infondo i preparativi non sono stati i migliori, lo riconosco, ma credo fortemente in un capovolgimento. I dubbi sono ancora oggi tanti; il pensiero di trovare un ruolo ed una posizione sociale è ancora annebbiato e a tratti sbiadito, la forza di rialzarsi dopo delusioni e cambi di fronte sembra cedere per far prevalere il senso di sconfitta, in tutto questo mi sono domandato perché? Perché quel ragazzino solare che faceva splendere gli altri prima di se sembra oggi essere diventato una mezza luna che grazie alla sua corazza non riesce a far fuoriuscire quell’altra metà. Tra un mese sono 18 ma vivo e capisco come uno di 40, e sono arrivato al punto di non apprezzare più questo “pregio”, perché infondo un ragazzo della mia età dovrebbe vivere spensierato, e lasciare che il destino faccia il suo dovere. Però io questa spensieratezza non l’ho mai avuta. Crescendo, credevo che tutti i ragazzini della mia età dovessero vivere e ragionare come ragiono io, avere la caparbietà di rifiutare e la consapevolezza di ricevere, e perché no, sbagliare inconsciamente. Ad un certo punto però, mi fermai e capii che infondo ognuno di noi vive diversamente e oggi riesco a categorizzare vari tipi di persone solo dagli atteggiamenti; C’è chi può pensare che abbia pregiudizi o che sia uno che parte prevenuto, ma è tutt’altro. Ho perfezionato la capacità di vedere il mondo con occhi diversi e metabolizzare il fatto che coloro che non ci riescono non sono da incolpare. Io lo chiamo “vivere di inerzia” ovvero la capacità di proseguire la propria vita senza trovare uno scopo ad un qualcosa e fare scelte senza usare una cognizione di causa, avere la mediocrità di farsi andare bene tutto o l’ignoranza di non prendere una posizione. Io mi circondo di queste persone, e intravedere un futuro fiorito per ognuno di loro sembra quasi impossibile, e non mi sento di attribuirgli colpe quanto a questa spensieratezza di cui parlavo. Perché si, essere spensierati può fungere da difetto per coloro che di intelletto sono privi, differentemente da chi torna indietro consciamente per riavvolgere il nastro. Ad oggi mi rendo conto di vivere di scene già viste e spesso nella mia testa riesco anche a prevedere come andrà a finire un avvenimento, o una situazione. Ricordo Nietzsche che in una sola affermazione riesce a ritrarre la mia situazione ovvero che tutto ciò che è profondo ama mascherarsi che tendenzialmente è il sunto di questa narrazione. La soluzione? Imparare a conviverci ed avere la lucidità di capire che ognuno di noi vede il mondo a seconda della visione più comoda che riesce ad attribuirgli. Chi possiede un pensiero complesso è spesso costretto a mostrarsi superficiale per farsi comprendere o per proteggersi dal conformismo sociale.
Pensieri (A.D) 2|11|26